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  • Writer's pictureGian Giovani

Tra mangrovie e teranga (ospitalità): due settimane in Senegal

Scrittori: Sara, Enrico, Marta

 

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GIANGIO_Senegal_Settembre2022

Dal 3 al 17 settembre abbiamo avuto il piacere di rappresentare Gian-Gio allo Youth Exchange Senegal insieme ai partecipanti di Benin, Germania, Repubblica Ceca, Senegal e Spagna. Appena arrivati all’aeroporto abbiamo conosciuto la nostra fondamentale guida per tutto il periodo, Mamadou. La nostra prima base d’appoggio è stata la casa di ASAN (Association Sénégalaise de les Amis de la Nature) ai margini di Dakar, consapevoli che ci aspettavano due settimane ricche di novità ed esperienze in un paese completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Così, lunedì 5 settembre siamo partiti in autobus alla volta di Saint Louis, nel Nord del Senegal, alla confluenza del fiume che dà il nome allo stato

con l’oceano Atlantico. Lungo il percorso ci siamo fermati a visitare il pozzo di Kalom Fall, nel villaggio di Ndande, e un piccolo museo di percussioni nella città di Louga.




A St. Louis alloggiavamo presso il Cipa (Centre d’Initiation et de Perfectionnement dans les métiers de l’Agriculture), nella parte continentale della città. Ogni scorcio, ogni rumore, ogni odore sono stati un elemento di sorpresa e di interesse per noi, che a nostra volta attiravamo sguardi pieni di curiosità e venivamo appellati come “toubab” (i bianchi). Mamadou ci ha accompagnato in una visita guidata interattiva in giro per il centro cittadino, situato su un’isola dove sorgeva il centro coloniale, e sulla striscia di terra (la Langue de Barbarie) che separa la città e il fiume dal mare aperto. Dei workshop previsti dal programma, il primo ha riguardato il concetto di crisi climatica e il funzionamento dell’ecosistema delle mangrovie, facendoci scoprire molte cose nuove su questa pianta, fulcro della nostra permanenza a St. Louis, integrata da una gita in barca sul fiume dopo pranzo per vedere in prima persona di cosa stavamo parlando. Il giorno seguente è iniziato con una bella nuotata nell’oceano, pieno di onde e rifiuti. Il sistema di raccolta della spazzatura in Senegal infatti è abbastanza complicato da comprendere ai nostri occhi. Il pomeriggio abbiamo avuto una nuova avventura in barca sul fiume per raccogliere i semi (propaguli) di mangrovia direttamente dalle piante, che abbiamo piantato nei giorni seguenti sotto la guida di esperti locali. Tra uscite serali, abbuffate di mango, attività di reflection group, giochi di squadra (inclusa una caccia al tesoro in giro per la città) e una breve visita all’università di St. Louis il resto del tempo nel Nord del Senegal è volato.




La nostra seconda settimana è iniziata con il ritorno all’ASAN House di Dakar, la capitale, sicuramente più industrializzata e caotica rispetto a St. Louis. La visita alla piccola Isola di Goree, un gioiellino al largo di Dakar noto per essere stato un centro di deportazione degli schiavi in passato, e alla monumentale statua dedicata alla rinascita del continente africano, con vista panoramica sulla città, ci ha fatto apprezzare anche questa seconda tappa. Il secondo workshop, World Distribution, è entrato nel pieno delle tematiche ambientali con dibattiti su aspetti economici, demografici ed ecologici sulla distribuzione delle risorse mondiali. Non poteva mancare un breve giro per il villaggio di Petit Mbao, sobborgo di Dakar dove era localizzata la nostra dimora. Si tratta di una zona costiera minacciata dall’erosione del mare e dall’inquinamento delle acque a causa di un complesso industriale chimico. Qui abbiamo visto una signora che con un sistema di filtraggio separava la sabbia dalle conchiglie, per farle diventare rispettivamente cibo per le galline e decorazioni. Una delle ultime escursioni è stata al “Lago Rosa”, che purtroppo non è tale durante la stagione delle piogge, ma rimane un’importante fonte di produzione di sale. Poco distante da lì abbiamo avuto un piacevole incontro con alcuni dromedari molto placidi e fotogenici.





In un’esperienza di due settimane che ha coinvolto sei paesi di due continenti diversi non poteva proprio mancare una serata all’insegna dello scambio culturale. Dal flamenco spagnolo a un quiz tutto italiano sulla preparazione della pizza, da una tipica serata tedesca a una scena di matrimonio senegalese, fino alle danze tipiche del Benin, ogni nazionalità ha regalato un pezzo di sé alle altre. Il tutto accompagnato dal rituale dell’ataya, ossia un tè verde con menta fresca estremamente zuccherato, servito in piccoli bicchieri di vetro dopo una lunga e accurata preparazione.





Gli ultimi momenti della nostra permanenza sono stati segnati da una scenografica cerimonia di commiato e di consegna dei diplomi di partecipazione. Abbiamo concluso l’esperienza senegalese con una camminata nella foresta vicino all’ASAN House e con un piacevole incontro con una comunità di contadine che si prendono cura di una porzione di terra dentro quest’area verde nel rispetto della biodiversità locale.





A questo punto non ci resta che dire: DIARAMA, DIARAMA, DIARAMA (grazie)!





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